Infiammazione estensori piede

muscoli gamba

Infiammazione estensori piede

Anamnesi

T. è una paziente di 48 anni, runner amatoriale, abituata a correre lunghe distanze. Si presenta dopo un allenamento lungo in preparazione di una maratona con un dolore bruciante a livello del collo piede. Non risultano incidenti pregressi nella zona interessata.

Esame clinico

Al tatto la zona appare leggermente calda ed edematosa ma non riferisce trauma diretto.

L’articolarità della caviglia  è conservata; nel movimento attivo, si può ascoltare un “rumore”, oggettivamente riferibile a difficoltà di scorrimento dei tendini durante la flessidorsione del piede.

C’è urgenza di risolvere la sintomatologia in vista della maratona ma anche capire cosa ha scatenato la problematica.

Si ricava che nell’ultimo mese la paziente ha cambiato il modello della  calzatura con cui corre da anni,  e dall’analisi dei modelli si chiarisce che la nuova scelta ha un drop decisamente più basso. Questo, se da una parte consente una maggiore elongazione dei muscoli posteriori della gamba aumentandone l’efficacia nella fase di spinta, dall’altra rende più faticoso  il lavoro dei muscoli anteriori. Essi al contrario, nella loro attività di dorsiflessione, si trovano a partire nella contrazione da una posizione di svantaggio e sono quindi chiamati ad uno sforzo maggiore che di fatto può aver  stressato i tendini determinandone un’infiammazione acuta con momentaneo ispessimento degli stessi.

I tendini della parete anteriore della caviglia decorrono sotto un “tunnel”, il retinacolo degli estensori la cui aumentata pressione ne determina la difficoltà di scorrimento.

muscoli gamba

Fig. 1 La visione anteriore della gamba, Si notino: i muscoli estensori (o flessori dorsali) del piede e delle dita.

Terapia d’urto

Si affronta la fase acuta con terapia antinfiammatoria consigliata dal medico e con fisioterapia: Tecar e laser oltre a regolare applicazione di ghiaccio.

Conclusioni

Si conferma l’importanza di una scarpa da corsa adatta allo stile di corsa individuale del soggetto e che non si può classificare una scarpa buona, “buona per tutti”.

Tiziana Bini, Dott.ssa in Fisioterapia