La sindrome dei nervi cluneali superiori

mal di schiena

La sindrome dei nervi cluneali superiori

La sindrome dei nervi cluneali superiori è douta dalla sofferenza per comprsssione o tensione  di questi rami nervosi, provocando dolore  lombare. Spesso sottodiagnosticata come causa di problematiche più facilmente dovute ad altre patologie rachideee (ernie discali, stenosi, etc.)

Anatomia

I nervi cluneali  originano dalle radici spinali nella regione toracico-lombare da T12 a L5 e percorrono un “canale” delimitato dai muscoli glutei e dalla cresta iliaca a circa 7 cm dalla linea spinale. Sono nervi sensitivi periferici, di diametro inferiore ai 3mm, forse per questo spesso dimenticati nell’iter di valutazione diagnostica.

Un restringimento del suddetto canale, spesso dovuto ad esiti cicatriziali,  può determinare una compressione dei nervi cluneali  generando una lombalgia  a volte anche con dolore irradiato.

nervi cluneali

Fig.1 Anatomia dei nervi cluneali. Si evidenzia come nella loro localizzazione possano essere confusi con altre strutture anatomiche di più frequente coinvolgimento patologico

Sintomatologia

La sindrome provoca  lombalgia, mono o bilaterale, accompagnata da rigidità nella stessa regione. A volte si associa  anche sciatalgia (dolore posteriore lungo l’arto inferiore) o cruralgia (dolore anteriore lungo l’arto inferiore).

Palpando specifici punti anatomici, è possibile scatenare la sintomatologia.

Clinica

La storia clinica del paziente: interventi pregressi  o traumi importanti a livello lombare indirizza verso l’ipotesi diagnostica. La RMN non fornisce dati utili.

Accanto alla sintomatologia lamentata dal paziente nella quotidianità,  in fase di valutazione si evoca il dolore con la pressione di determinati punti anataomici dell’osso iliaco.

Un’infiltrazione di anestetico sui punti di compressione può confermare o meno la diagnosi.

Approccio fisioterapico

La fisioterapia pùò essere d’aiuto attraverso:

  • Tecniche manuali: le mobilizzazioni riducono la tensione, la massoterapia “scioglie” le contratture;
  • Tecar può avere effetto antalgico;
  • Chinesiterapia: lo stretching dei muscoli coinvolti può ridurre la comprerssione;
  • Ginnastica Posturale: educazione del paziente anche nel prevenire recidive.

Nei casi più resilienti alla terapia si ricorre ad infiltrazioni ecoguidate o addirittura all’intervento chirurgico.

Tiziana Bini, Dott.ssa in Fisioterapia