Centro Fisioterapisti Roma EUR

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Scegliere le scarpe giuste

La scelta della scarpa per la corsa è un momento fondamentale per correre a lungo senza danni.

La scelta non può essere determinata da mere valutazioni estetiche od economiche, ma bisogna tener presente che sul mercato è disponibile una grande varietà di scarpe, ognuna delle quali ha caratteristiche più o meno adatte per un podista piuttosto che per un altro.

La prima considerazione da fare è come si sviluppa l’appoggio del piede durante la corsa. Una biomeccanica fisiologica (appoggio neutro) prevede 3 fasi:

  • Il piede prende contatto con il terreno con la parte esterna del tallone;
  • il piede ruota verso l’interno (movimento di “pronazione”) per andare a cercare contatto con la parte interna del piede, lasciando che l’arco del piede si abbassi un po’ verso il terreno per ammortizzare l’impatto a terra;
  • il piede torna di nuovo sul bordo laterale (ma dell’avampiede questa volta) con il movimento detto di “supinazione”.

Quando la fase due è eccessivamente accentuata o prolungata si parla di (iper)pronazione, quando è pressoché assente e l’appoggio del piede rimane sempre sul bordo esterno del piede si parla di (iper)supinazione.

Ne consegue che il podista supinatore ha bisogno di scarpe ben ammortizzate (note sul mercato con la sigla A3), che suppliscano alla sua scarsa capacità intrinseca di ammorbidire l’impatto con il suolo rischiando di incorrere in patologie quali: fascite plantare, ginocchio del saltatore, etc.

Il podista pronatore ha, di contro, bisogno di scarpe che stabilizzino il suo piede (conosciute con la sigla A4). Queste hanno lo scopo di ridurre il vero e proprio “crollo” dell’arco plantare durante la fase centrale della corsa con conseguente sovraccarico delle articolazioni del piede e, a catena, di tutta la gamba (ginocchio in primo luogo). Sono costruite con un rinforzo di materiale più duro, proprio in corrispondenza dell’arco del piede.

Va detto che questi “difetti” sono spesso compensi di disordini posturali più complessi: sarà quindi la consulenza posturologica a valutare l’effettiva necessità di adottare la scarpa specifica per la correzione, piuttosto che suggerire eventuali esercizi da effettuare per migliorare attivamente e spontaneamente l’appoggio.

Fatta quindi una valutazione chinesiologica si può andare a provare qualche modello di scarpa e, dopo averla testata per qualche minuto sul tapis roulant, normalmente presente nei negozi specializzati, si può cominciare a correre.

Quando è il momento di cambiare una scarpa usurata, quando il ritmo e il tempo della corsa sono aumentati è opportuno riverificare che non sia cambiato anche lo stile di corsa e che quindi sia necessario orientarsi verso un diverso tipo di scarpa.

A questo punto il runner con appoggio neutro o supinatore dovrebbe affrontare la seconda considerazione alla base della progettazione delle scarpe da running. L’alta velocità e il basso peso dell’atleta, soprattutto se di solito non corre per tanti chilometri consecutivi, potrebbe far scegliere di sacrificare il potere ammortizzante delle scarpe a favore di una migliore prestazione scegliendo un modello tra quelle Superleggere (A1, da utilizzare in pista) o Intermedie (A2).

Scarpe A1 e A2 sono caratterizzate anche da un “drop” (differenza in altezza tra la suola sotto il tallone e quella sotto l’avampiede) molto basso. Infatti, quando si aumenta la velocità, rispetto a quanto spiegato all’inizio, spesso l’impatto diminuisce sul tallone: molti atleti veloci corrono “di punta”.

A onor del vero anche le  A3 hanno valori del drop diversi, a seconda del modello, per soddisfare l’esigenza di quanti (circa il 25% delle persone) corrono sull’avampiede già dai “primi passi” o, già allenati, vogliano provare scarpe più “veloci” in quanto spesso queste scarpe sono realizzate in materiali più duri (reattivi).

 

 

Dott.ssa Tiziana Bini