Centro Fisioterapisti Roma EUR

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Test di Conconi

Per capire il significato del test di Conconi, occorre prima capire i meccanismi di produzione di energia da parte dei muscoli. Questi per funzionare consumano molecole di ATP che possono essere prodotte con tre meccanismi.

Il meccanismo anaerobico alattacido che non richiede ossigeno e non produce acido lattico poco interessa il fondista perchè è quella utilizzata nei movimenti brevi e veloci.

Contrazioni muscolari ripetute e costanti nel tempo richiedono un  meccanismo  aerobico (utilizzando l’ossigeno che arriva al muscolo stesso attraverso il sangue), poi subentra in aiuto un meccanismo anaerobico, detto anche lattacido in quanto, insieme all’ATP si produce anche acido lattico, materiale di scarto che torna nel sangue e, attraverso la circolazione stessa, viene eliminato. Se lo sforzo prosegue nel tempo o aumenta di intensità (il runner aumenta la sua velocità), la produzione di acido lattico aumenta nell’unità di tempo e l’organismo non fa in tempo a smaltirlo: si è raggiunta la soglia anaerobica. Contestualmente si verifica che  la frequenza cardiaca che, fino a quel momento aumenta in modo proporzionale all’aumento  della velocità, interrompe questa linearità e diminuisce il suo incrementare.

Questa deflessione  corrisponde abbastanza fedelmente alla velocità di soglia anaerobica. Sarà poi intorno a questa velocità che il runner costruirà la sua tabella di allenamento coi ritmi da mantenere.

L’esecuzione del test prevede quindi che l’atleta, previo riscaldamento, corra a partire da una velocità molto bassa rispetto alle sue capacità (circa 4km/h in meno), aumentando il ritmo di circa  ½km/h ogni 200 metri fino al limite massimo delle sue possibilità. Ad ogni fine tratto viene quindi rilevata la frequenza cardiaca  e riportata su un grafico. Se si realizzano intorno ai 15 cambi di ritmo, il test darà un risultato piuttosto attendibile e ne uscirà un grafico simile a quello rappresentato in figura 1.

Conconi

Fig.1 Esempio di grafico di Conconi. Da notare che i primissimi  valori non vengono presi in considerazione.

Il margine d’errore in questo test è abbastanza irrisorio. Si parla di pochissimi sec/km. Questa considerazione lo promuove per la valutazione di atleti amatoriali di medio livello, mentre ai  campioni (per i quali anche 2-3 sec sono significativi) è consigliabile far eseguire test più precisi come quello del prelievo di sangue.

 

Tiziana Bini, Dott.ssa in Fisioterapia