Dolore alla gamba e al piede

insufficienza circolatoria

Dolore alla gamba e al piede

Una situazione di dolore va innanzitutto ricordato che non è la patologia: il dolore è il sintomo e la prima cosa da fare è indagare sull’origine del dolore.

Anamnesi

E. è una signora di 70 anni, normopeso con un passato di lombalgie ricorrenti riconducibili ad una postura sicuramente scorretta alimentata dall’uso di scarpe non sempre idonee. A questo va aggiunto un quadro psicologico di persona molto empatica con qualsiasi inconveniente che possa capitare alla sua famiglia e quindi una tensione muscolare diffusa.

Riferisce l’insorgenza di quest’ultimo dolore “lancinante” a partire dalla pianta del piede fino a salire verso il polpaccio dopo aver tenuto in braccio , da seduta, una nipotina non proprio leggerissima, avendo 13 anni di età. Al tatto sembra avere i sintomi di una fascite plantare che da sola non giustifica il dolore lungo tutto l’arto. La camminata incerta sulla gamba dolorante provoca una nuova lombalgia.

Decorso

Con il passare dei giorni il dolore è ulteriormente salito fino al gluteo, rendendo difficile un inquadramento diagnostico riconducibile a una sola causa.

Di fatto si accentuano anche i problemi circolatori di stasi venosa che la paziente lamenta da dopo le sue tre gravidanze.

La consulenza dell’angiologo esclude complicanze arteriose serie ma suggerisce l’uso di calze elastiche,

insufficienza circolatoria

Fig.1 Evidente sofferenza venosa del piede sinistro prima e dopo trattamento di drenaggio venoso

Trattamento

La paziente beneficia dal massaggio connettivale lungo il polpaccio e la pianta del piede ma non sembra risolvere in maniera definitiva il dolore che comunque cambia e si sposta di giorno in giorno. L’osteopata rileva un blocco dell’osso sacro che può essere a suo parere essere stato causato da quelle due ore passate con la nipotina sul divano.

Di fatto dopo la manovra osteopatica, il trattamento fisioterapico può riconcentrarsi sull’aspetto muscolare e circolatorio apportando benefici sempre più importanti e duraturi: non più ristretti all’immediato post-trattamento.

Conclusioni

Il caso  ci ricorda:

  • come un evento “traumatico” possa al di là dell’oggetto del trauma scatenare una serie di reazioni a catena provocando o risvegliando sintomi anche apparentemente lontani dal trauma;
  • come l’interazione tra un team di specialisti possa essere indispensabile nell’approccio terapeutico ad alcuni casi

 

Tiziana Bini, Dott.ssa in Fisioterapia